CASA LIA

Un appartamento dalla tipica distribuzione degli anni Sessanta cambia radicalmente affaccio.

Lo spazio, originariamente frammentato secondo una rigida concezione domestica che relegava la cucina a un ruolo di puro servizio, isolata e distante dal terrazzo, viene completamente ripensato. Il nuovo layout scardina le gerarchie esistenti per aprirsi verso l’esterno, trasformando il promontorio di Portofino nel fondale della vita quotidiana.

L’anima del progetto risiede nel disegno della pavimentazione: una superficie continua, sartoriale, che attraversa l’intera abitazione senza soluzione di continuità.

Abbandonata la posa tradizionale, il parquet a doga stretta si sviluppa per ripartenze parallele: un gesto preciso che richiama l’orizzontalità delle onde e il loro ritmo infinito verso l’orizzonte.

In questa superficie lignea si innestano sottili inserti in marmo, come riflessi di luce sull’acqua. Il Bianco Carrara, il Rosso Levanto e il Verde Guatemala non sono semplici materiali decorativi, ma presenze materiche “flottanti” che catturano i colori del paesaggio e li trasferiscono all’interno, costruendo una nuova sintassi tra materia e luce.

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Il dialogo tra legno e pietra prosegue nel progetto degli arredi fissi, disegnati per integrare funzione ed estetica in volumi puri. La piana in marmo rosso della panca d’ingresso, la cassettiera sospesa in salone arricchita dal verde Guatemala e il piano della cucina in Carrara creano una punteggiatura cromatica che guida l’occhio attraverso gli ambienti.

La cucina stessa, riposizionata per dialogare direttamente con la zona giorno e il mare, alterna il rigore funzionale dell’acciaio inox alla morbidezza del laccato.

Un approccio che spezza la classica percezione della cucina per renderlo elemento d’arredo fluido, sospeso tra tecnica e calore domestico.

La metamorfosi della casa passa anche attraverso interventi puntuali che rigenerano l’esistente con gesti minimi ma significativi. Nei bagni, rivolti a monte sul verde della vegetazione, il progetto ricerca la materialità attraverso l’uso di una speciale resina i cui inerti di carbonio restituiscono la densità tattile della pietra naturale.

Dalle soglie in ardesia locale alla precisione degli incastri, ogni scelta riflette un’architettura fatta di gesti semplici e precisi. Uno spazio che non cerca di competere con il paesaggio, ma di abitarlo: lasciando che l’orizzonte entri, si sieda a tavola, e resti.